Dai 25 anni in poi il nostro organismo produce ogni anno un po’ meno collagene: il calo stimato è di circa l’1-2% l’anno. Nella donna si accentua molto con l’ingresso in menopausa e negli anni successivi. Il derma perde elasticità, i tessuti perdono sostegno.
Per questo, nel mio lavoro, do molta importanza alle terapie che non riempiono ma stimolano: quelle che chiedono alla pelle di tornare a produrre collagene ed elastina.
Cos’è l’acido polilattico
L’acido polilattico è una sostanza biocompatibile e riassorbibile che, iniettata nel tessuto, stimola i fibroblasti, le cellule del derma che producono collagene. Non è un filler volumizzante nel senso classico: il suo effetto non è immediato, si costruisce nelle settimane successive, man mano che si forma nuovo collagene.
È una delle strategie della biostimolazione cutanea, accanto ad altre sostanze come l’idrossiapatite di calcio.
Cosa cambia con la nuova generazione
Oggi ho a disposizione un acido polilattico di nuova generazione, sviluppato in Svezia, il cui nome commerciale è JULÄINE™. La novità riguarda le particelle: sono microsfere lisce, tutte sferiche e di dimensioni omogenee, mentre nelle formulazioni precedenti erano irregolari e di misura variabile.
Perché conta? Perché la stimolazione del collagene passa da una risposta infiammatoria controllata. Particelle uniformi permettono di stimolare il tessuto evitando un’infiammazione eccessiva. L’obiettivo è favorire un collagene più elastico, con una quota importante di collagene di tipo III, quello tipico della pelle giovane.
Il risultato che cerco: tono, non volume
Quello che cerco con questa terapia è un tessuto più compatto e più tonico, con più sostegno per la pelle e per il sottocute, per esempio nella ridefinizione della guancia. Non l’effetto di guance riempite, e nessuna rigidità nel movimento o nel sorriso: un cambiamento graduale che resta naturale.
Oltre al volto, lo valuto anche per il collo e per la regione peribuccale, sempre dopo una visita e sulla base delle caratteristiche della singola paziente.
Come lo inserisco nel percorso
Tutto parte dalla visita: valuto la qualità della pelle, il grado di rilassamento dei tessuti, l’età e le aspettative della paziente. Non tutte le pelli hanno bisogno di uno stimolatore del collagene, e non sempre è la prima scelta.
Quando è indicato, il trattamento si esegue su una pelle accuratamente preparata, con doppia detersione e disinfezione, e i risultati si valutano nel tempo, perché il nuovo collagene si forma gradualmente. Spesso lo integro con altri trattamenti, per esempio con l’acido ialuronico quando serve anche idratazione o un piccolo volume, in un piano costruito sulla singola paziente.
Domande frequenti
L’acido polilattico è un filler?
Non nel senso classico. Un filler all’acido ialuronico dà volume subito; l’acido polilattico stimola i fibroblasti a produrre nuovo collagene, e il suo effetto si costruisce gradualmente nelle settimane successive. Per chi cerca un volume immediato non è la scelta giusta.
Cosa ha di diverso l’acido polilattico di nuova generazione?
Le particelle sono microsfere tutte sferiche e di dimensioni omogenee. Questa uniformità permette di stimolare il tessuto con una risposta infiammatoria più contenuta, per favorire un collagene più elastico.
Perché è utile per la pelle in menopausa?
Con la menopausa il calo della produzione di collagene si accentua. Le terapie che stimolano i fibroblasti lavorano proprio su questo meccanismo, per restituire elasticità e sostegno al derma.
In quali zone si può usare?
Soprattutto sul volto, per esempio per ridefinire la guancia. Nella mia pratica lo valuto anche per collo e regione peribuccale: l’indicazione si decide sempre in visita.
Per capire se l’acido polilattico è indicato per la tua pelle, puoi prenotare una visita.

