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I filler che regalano uno sguardo più fresco

«Già a partire dai 30 anni, una donna su due è preoccupata per l’aspetto stanco e affaticato del proprio sguardo, una preoccupazione per altro condivisa da un numero sempre crescente di uomini» commenta il professor Giuseppe Sito, chirurgo estetico. «Diversi possono essere però i fattori che concorrono a conferire un aspetto appesantito».

FONTE – https://www.sanihelp.it/news/31107/-filler-aspetto–sguardo/1.html

Il problema può inizialmente interessare il solco, presentandosi come una deformità nell’area periorbitaria, in prossimità del naso, che non è infrequente riscontrare già in giovane età. Con il normale processo di invecchiamento, compaiono le classiche occhiaie, con una forma di depressione nella zona palpebro-malare.

«Il medico valuta la scelta del filler corretto, la quantità e la tecnica appropriata per iniettarlo» prosegue Sito. «L’acido ialuronico è indicato perché è una componente naturale della pelle, capace di donarle volume ed elasticità. Non tutti i filler però sono uguali e, per una zona delicata come il contorno occhi, il prodotto sbagliato rischia di accentuare il problema. Il filler ideale deve avere bassa igroscopia, una buona capacità di diffusione e deve esercitare una pressione minima sui tessuti».

«Il processo di invecchiamento a carico della palpebra superiore prevede non solo un eccesso cutaneo ma, spesso, anche una perdita di volume con conseguente infossamento» spiega il dottor Giovanni Brunelli, specialista in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica.

«In questi casi l’intervento di blefaroplastica potrebbe essere controindicato perché provocherebbe un ulteriore svuotamento della palpebra. Ecco, quindi, che il riempimento con un filler a base di acido ialuronico appositamente formulato può rappresentare una validissima alternativa all’intervento chirurgico» conclude Brunelli.

«Con l’età il contorno occhi si svuota, ma a volte dipende anche da un elemento strutturale del viso che può essere scavato in alcune parti e più morbido in altre, come nel solco lacrimale, dove si formano le borse» afferma il dottor Gabriele Muti, specialista in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica e Segretario Nazionale AICPE (Associazione Italiana Chirurghi Plastici Estetici).

«Nel caso di cedimenti palpebrali severi è necessario ricorrere alla blefaroplastica ma la medicina estetica oggi ha soluzioni soft che consentono un’immediata ripresa delle normali attività quotidiane, senza tempi di recupero, soprattutto per le occhiaie e le borse moderate» continua Muti.

Una valida soluzione? «L’acido ialuronico che, quando formulato specificamente per il trattamento dell’area periorbitaria, ha la capacità di garantire un piacevole effetto light-lifting dello sguardo che dura fino a un anno» conclude Muti.

E gli uomini? L’attenzione all’aspetto dello sguardo non è solo una prerogativa delle donne. A sottolinearlo è la dottoressa Paola Molinari, specialista in Chirurgia Generale e medico estetico ed esperta nella tecnica Masculook per armonizzare i tratti del viso maschile. «Gli uomini che si rivolgono al medico estetico per migliorare gli inestetismi dell’area perioculare sono sempre di più» dichiara Molinari.

«Anche nel loro caso i filler sono l’ideale per ripristinare i volumi persi con l’età, riducendo l’aspetto di solchi e rughe e donando al viso un look più fresco e naturale. Gli uomini inoltre apprezzano particolarmente il fatto che questo trattamento si svolge rapidamente, non lascia segni visibili e permette di riprendere subito tutte le normali attività quotidiane» conclude Molinari.

«Le sostanze iniettate» spiega la dottoressa Patrizia Piersini, medico estetico a Torino e docente della Scuola Superiore di Medicina Estetica dell’Agorà di Milano «hanno anche la capacità di stimolare la produzione di collagene ed elastina e di invertire i processi ossidativi».

«I filler quindi hanno come effetto anche la ridensificazione e rigenerazione di derma ed epidermide della pelle contribuendo anche in questo senso a restituire un aspetto fresco e riposato dello sguardo» conclude Piersini.