Dermatite atopica: perché serve il riconoscimento come malattia cronica invalidante e un percorso di cura uniforme

Dermatite atopica: perché serve il riconoscimento come malattia cronica invalidante e un percorso di cura uniforme

La dermatite atopica è una malattia infiammatoria cronica e invalidante della pelle che può accompagnare la persona dall’infanzia all’età adulta.

Il sintomo più penalizzante è spesso il prurito intenso e persistente, con ricadute su sonno, umore, concentrazione e qualità di vita.

Nonostante l’impatto clinico e psicologico, molti pazienti riferiscono ancora scarsa tutela sul piano sanitario, sociale ed economico.

Ad trattare questo argomento è un articolo pubblicato su panoramadellasanita.it

Per accendere i riflettori su queste criticità, ANDeA ha avviato una raccolta firme nazionale e presentato un Manifesto con priorità concrete: la richiesta centrale è il riconoscimento ufficiale della dermatite atopica come patologia cronica e invalidante; questo passaggio favorirebbe l’inserimento nel Piano Nazionale delle Cronicità e nei Livelli Essenziali di Assistenza, con maggiore equità di accesso.

Un tema decisivo è l’uniformità della presa in carico, perché oggi diagnosi e trattamenti possono variare molto da territorio a territorio.
Percorsi diagnostico-terapeutici condivisi e centri di riferimento multidisciplinari riducono ritardi, frammentazione e discontinuità assistenziale.

Altrettanto importante è garantire l’accesso appropriato alle terapie più innovative quando indicate, superando disuguaglianze e barriere economiche.

Le associazioni sottolineano anche il bisogno di tutele per pazienti e caregiver, affinché la cura non diventi un privilegio per pochi.

In Italia si stima che la dermatite atopica coinvolga circa 3 milioni di persone, con un peso sociale spesso sottovalutato.

Molti pazienti riportano limitazioni nelle attività quotidiane e difficoltà lavorative, soprattutto nelle forme moderate-severe.

Le analisi economiche indicano costi rilevanti tra spesa sanitaria, spese dirette e perdita di produttività.
Negli ultimi anni le opzioni terapeutiche sono aumentate e, per alcuni profili clinici, risultano più efficaci e meglio tollerate rispetto al passato.

Una gestione moderna richiede valutazione specialistica, piano personalizzato e follow-up, con l’obiettivo di controllare i sintomi e migliorare la vita quotidiana.

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